Associazione Amici dell'Arte di Cesena Aps
Chi siamo

L’Associazione AMICI DELL’ARTE DI CESENA APS è nata nel 2014 e si è costituita come associazione di promozione sociale nel settembre del 2015.
Ha come finalità la promozione di attività culturali e di interesse sociale senza fini di lucro.
Organizza corsi di storia dell’arte, letteratura, filosofia, visite a mostre e a città d’arte per fare emergere un pensiero critico e informato.
Per svolgere le proprie iniziative si avvale in modo prevalente dell’attività di volontariato.

Per donare il tuo 5 x mille alla nostra associazione utilizza il codice: 90073620404

FINALITÀ E ATTIVITÀ

L'Associazione non ha finalità di lucro, persegue le seguenti finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale: promozione della cultura, dell’istruzione, della formazione e della valorizzazione delle attitudini personali in modo da favorire l’emergere di un pensiero critico ed informato.
Per il perseguimento delle predette finalità, l’Associazione svolge, in via esclusiva o principale, in favore dei propri associati, dei loro familiari conviventi o di terzi, una o più delle seguenti attività di interesse generale aventi ad oggetto:

1. Attività culturali di interesse sociale con finalità educative

2. Organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche e ricreative di interesse sociale, incluse attività, anche editoriali, di promozione e diffusione della cultura e della pratica del volontariato.

3. Organizzazione e gestione di attività turistiche di interesse sociale e culturale

In particolare, a titolo esemplificativo e non esaustivo, l'Associazione si propone di:
- organizzare corsi di storia dell’arte, di letteratura e filosofia
- organizzare visite a mostre e città d’arte
- ideare e realizzare mostre d’arte e convegni
- produrre materiale didattico
- elaborare progetti in collaborazione con le scuole

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Programma 2021-2022

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Ultime news
  • 15 giugno 2022
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  • 26 maggio 2022
    Anish Kapoor è uno degli artisti più significativi nel panorama dell'arte contemporanea internazionale. Nato a Bombay nel 1954, da padre indiano e da madre ebrea irachena, a diciannove anni, dopo aver studiato due anni in Israele in una scuola di elettronica, si sposta in Inghilterra per iscriversi alla scuola d'arte. Vive e lavora a Londra sin dagli anni '70. Si appassiona alle macchine celibi di Marcel Duchamp e conosce colui che diverrà il suo maestro, Paul Neàgu. Nel 1979 riscopre il suo essere indiano recandosi nel suo paese d’origine prendendo coscienza di una sorta di extraterritorialità sul limite di due culture, la cultura orientale e quella occidentale. Kapoor ritorna in Inghilterra e crea la serie dei 1000 Names, instabili oggetti scultorei. Nel 1980 presso lo studio di Patrice Alexandre a Parigi, espone la sua prima mostra. L'anno successivo alla Coracle Press di Londra ottiene la sua prima mostra personale. Nasce una forte amicizia con il titolare della Lisson Gallery di Londra, Nicholas Longsdail. Dagli inizi degli anni '80 i suoi lavori originali, in continuo dialogo tra bidimensionalità e tridimensionalità, gli consentono di ottenere ben presto un ruolo di spicco nella New British Sculpture, nome con cui la critica designa la nuova scena della scultura inglese. Le sue opere indagano la dialettica degli opposti: uomo e donna, luce e tenebre, interno ed esterno, ed è l'utilizzo del colore nella sua purezza a diventare elemento costante delle sue opere e simbolo della sintesi tra oriente ed occidente. Il percorso artistico di Kapoor si compone di due fasi complementari. Alla prima appartengono le opere dei primi anni '80: oggetti scultorei con forme tra l'astratto e il naturale, completamente ricoperte di pigmento puro, il cui intenso colore nasconde l'origine di manufatto e suggerisce l'idea di sconfinamento. Negli anni ‘90 invece approfondisce quelle che possono essere riconosciute come sue caratteristiche peculiari: sculture di dimensioni sempre più monumentali e che rappresentano la sua messa in scena del vuoto, reso tangibile da una cavità che si riempie o da una materia che si svuota. I lavori di Kapoor sono stati esposti in tutto il mondo sia in musei che in gallerie private, tra i quali la Tate Modern di Londra, il Museum of Modern Art di New York, il Reina Sofia di Madrid e lo Stedlijk Museum di Amsterdam. Nel 1990 prende parte alla XLIV Biennale di Venezia dove gli conferiscono il "Premio Duemila" (ottenuto anche nel 1992). L'anno seguente consegue il "Turner Prize" e nel 1992 partecipa a Documenta IX con la costruzione Descent into Limbo. Nello stesso anno l'Expo di Siviglia gli commissiona l’opera architettonica Building for Void. Nel 2003 espone al Museo Archeologico di Napoli. Kapoor si propone di “arrivare a degli oggetti che non assomigliano a nient’altro [...] creare cose che sembrino emanare da un mondo a parte e che attraverso la loro particolare stranezza suggeriscano nuovi modi di vedere”. Utilizza diversi materiali: dal marmo di Carrara, al granito, all’ardesia, all’arenaria. Si cimenta con le superfici riflettenti, creando specchi deformanti o che addirittura annullano l'immagine stessa. Il Millennium Park di Chicago gli commissiona il famoso Cloud Gate: L’opera, costruita fra il 2004 e il 2006, viene soprannominata "The Bean" per la sua forma a fagiolo, è lunga diciotto metri e alta nove di acciaio inossidabile. Tutti i lavori di Kapoor hanno dei titoli chiarificatori. Il titolo, infatti, come diceva Marcel Duchamp, è una parte fondamentale dell'opera. Mutano le forme, restano i colori: il blu della spiritualità orientale, il rosso della carnalità, la luce che sembra irradiarsi direttamente dagli oggetti, e che immancabilmente convive con l’oscurità. E allora ecco che con Anish Kapoor il nero si insinua tra le pieghe della materia. Non un nero qualsiasi, ma il Vantablack, ossia il nero assoluto, ottenuto con una sostanza innovativa che assorbe il 99,9% delle radiazioni luminose. Per Kapoor il colore rosso ha il significato della passione, del sole che tramonta, della neve insanguinata dopo la battaglia, ma soprattutto dell’interno del nostro corpo. Il colore blu, o meglio il blu di Prussia ha un significato analogo a quello che aveva avuto per Yves Klein. Il blu è un colore particolarmente amato dalla filosofia esoterica e in tutte le religioni viene usato per tutto ciò che è sublime, spirituale, trascendente ed infinito. Anish Kapoor si dedica anche all’architettura. Taratantara è un’enorme doppia tromba lunga 50 metri, larga ed alta 35 metri. Realizzata con un telone rosso in pvc, dalla consistenza simile a una gomma vellutata, delimita e circoscrive un “luogo fisico e psichico”, fornito di due aperture che si offre a sguardi molteplici, ad infinite letture, a numerose analogie: ricorda un ponte, un tunnel, un enorme papillon, un aquilone, un gigantesco caleidoscopio. Anish Kapoor, maestro della scultura inglese contemporanea, è artista che crea opere capaci di stimolare la curiosità, la sensorialità e di ingannare la nostra percezione, per condurci alla scoperta dell'ignoto. le sue grandi installazioni di metallo riflettente con forma appena abbozzata, danno il senso di una materia che inizia ad essere animata dalla forza di creatrice di chi la plasma, il quale deve così mettersi in causa, o, in altri termini, riflettersi nella sua opera. E da qui all’enorme “Myrsias” della Tate Modern il passaggio è breve anche se la resa estetica è decisamente diversa, con quei 3 grandi anelli di acciaio uniti e nascosti da una membrana in PVC rossa, vibrante, per una lunghezza complessiva di oltre 150 metri. Lo scultore Richard Serra nasce nel 1939 a San Francisco. Si impegnerà prima in studi di letteratura inglese alle Università di Berkeley et Santa Barbara, lavorando nello stesso tempo in un'acciaieria per guadagnarsi da vivere. Studierà in seguito le Belle Arti e pittura all'Università di Yale, dove collabora all'opera di Josef Albers « L'interazione del colore ». Nel 1965, grazie a una borsa di studio soggiorna a Parigi dove incontra Philip Glass e s'interessa vivamente al lavoro di Brancusi (« E' là che si è prodotto il mio passaggio verso la scultura » dirà l'artista), poi in Grecia ed in Turchia. Nuovamente borsista, Richard Serra passa un anno in Italia, a Firenze, dove scopre l'Arte Povera che influenzerà il suo lavoro. Il giovane artista si stabilisce a New York l'anno seguente, frequenta numerosi artisti della sua generazione. Richard Serra partecipa regolarmente a esposizioni di gruppo, in particolare a quelle consacrate alla scultura americana, e la prima di una lunga serie di mostre personali presenterà i suoi lavori a Roma nel 1966. Sarà l'inizio di numerosi esposizioni in giro per il mondo. L'artista viaggia molto per installare le sue sculture ( Stati uniti, Spagna, Israele, Giappone, Grecia, Francia,Etats-Unis, Germania, etc...). Nel corso degli anni, i più prestigiosi musei internazionali organizzano eventi intorno al suo lavoro. La sua carriera artistica è costellata di premi e riconoscimenti. Richard Serra riceve importanti commesse pubbliche. Fin dagli esordi come scultore Richard Serra abbandona tutti i termini tradizionali della scultura, il suo lavoro, frutto di lenta riflessione, evolve verso forme minimali che saranno un suo tratto saliente. Le sue opere sono delle messe in scena destinate a rivelare tensioni, un disequilibrio o energie potenziali. L'uso della gravità del materiale è una costante dell'attività dell'artista, soprattutto negli equilibri delle placche di acciaio posate su delle ossature, contro un muro, oppure le une contro le altre appoggiate dalla sommità oppure in altre combinazioni. Le possibilità latenti di crollo o i pericoli che ne derivano vengono sfruttate dall'artista. Le sculture di Serra sono indissociabili dal luogo per il quale esse sono state create. Richard Serra è un artista dalle preoccupazioni molteplici, un uomo della dismisura. Cospicuo il suo lavoro dedicato all'incisione, iniziato nei primi anni 70, utilizzando differenti mezzi espressivi grafici: incisioni, litografie e serigrafie.Richard Serra vive e lavora a New York e nella Nuova Scozia. Serra sperimenta con diverse tecniche e strumenti per manipolare e applicare il mezzo. L’opera di Serra è inclusa in molti musei e collezioni pubbliche in tutto il mondo.
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  • 19 maggio 2022
    Philip Roth, figlio di immigrati ebrei originari della Galizia è il secondo figlio di Bess Finkel e Hermann Roth, un agente di assicurazione. Trascorre un'infanzia felice a Weequahic , parte della piccola borghesia ebraica Newark , che sarà la scena principale di molti dei suoi libri. Dopo aver studiato alla Rutgers University di Newark , alla Bucknell University in Pennsylvania , ha insegnato letteratura all'Università di Chicago, quando si trasferisce a New York per dedicarsi alla scrittura. Riprende la sua attività didattica a intermittenza, in Letterature comparate, a Princeton e all'Università della Pennsylvania , fino al 1992. Le influenze più forti sulla scrittura di Philip Roth sono i realisti del XIX secolo, in particolare Henry James e Flaubert , i grandi romanzieri ebrei americani della generazione precedente, Saul Bellow e Bernard Malamud , e i comici di cabaret del circuito in Nuova York e gli hotel di Catskill , culla dell'umorismo Borscht Belt , dove Henny Youngman , Lenny Bruce e Woody Allen hanno fatto il loro debutto. Roth pubblica con successo la sua prima raccolta di racconti, Goodbye, Columbus , nel 1959. Dieci anni dopo ottenne un grande successo con la pubblicazione di Portnoy e il suo complesso in forma di monologo di un giovane avvocato ebreo traumatizzato da una madre che cerca di soffocare l'amore sul divano del suo psicanalista. Roth viene considerato l’ “enfant terrible” del romanzo ebreo-americano fino ad ora. Nel 1990 Roth tornerà con umorismo agli attacchi dei suoi più virulenti detrattori nella sua autobiografia I fatti , e nei primi romanzi del "Ciclo di Zuckerman", Lo scrittore delle ombre , Zuckerman consegnato e La lezione di anatomia , che traspongono i suoi inizi come uno scrittore attraverso il suo doppio immaginario preferito, Nathan Zuckerman, autore dello scandaloso Carnovsky , che ricorda Portnoy e il suo complesso . All'inizio degli anni '70 , Roth si cimenta con la satira politica, la parodia kafkiana e la favola postmoderna (in Le Grand Roman Américain ), Innamoratosi di Franz Kafka , viaggia regolarmente a Praga, dove fa amicizia con dissidenti e romanzieri cechi, tra cui Milan Kundera e Ivan Klíma , che gli impedirono di soggiornare in Cecoslovacchia nel 1975. Il capolavoro che consacra Roth nell'Olimpo della letteratura mondiale, Pastorale americana, è del 1997 e gli vale il premio Pulitzer. E' un romanzo in cui passa la storia dell'America, con personaggi indimenticabili: da quello dello Svedese, Seymour Levov, alto, biondo, atletico, il prototipo dell'americano vincente, a quello della figlia Merry, la contestatrice che "decide di portare la guerra in casa". Nel 2010 arriva Nemesi, ultima tappa di una sterminata produzione narrativa. Gli ultimi tempi da scrittore sono stati durissimi. Roth ha raccontato di scrivere in piedi, usando un leggio, a causa dei terribili dolori alla schiena. Nel 2012 ha annunciato di smettere di scrivere. Philip Roth, leggenda della letteratura statunitense, muore a 85 anni nel 2018. L'autore di "Pastorale Americana", eterno premio Nobel mancato, muore a seguito di un problema cardiaco. Interprete straordinario dell'America contemporanea, Roth è stato uno dei più importanti e acclamati scrittori della modernità. Nel 1998 vince il premio Pulitzer per il romanzo "Pastorale americana".
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  • 12 maggio 2022
    Peter Greenaway è nato a Newport, in Gran Bretagna il 5 aprile 1942, a pochi chilometri da Cardiff, nel cuore del Galles industriale, in una famiglia della piccola borghesia: la madre insegnante, il padre commerciante. Durante la Seconda Guerra Mondiale, la famiglia Greenaway decide di lasciare la città, per evitare il rischio dei bombardamenti e si stabilisce in campagna, nell’Essex. Fin da bambino mostra un grande interesse per l’arte, tanto che decide di fare il pittore. Nel 1962 si trasferisce a Londra, iscrivendosi al Walthamstow College per studiare belle arti. Scopre il cinema, rimanendo influenzato dai capolavori della Nouvelle Vague francese, specialmente da Godard e Resnais, oltre che da Bergman e Fellini. Quasi per gioco realizza dei cortometraggi e successivamente viene assunto al Central Office of Information, un ufficio statale che produce campagne informative di interesse pubblico. Qui lavora prima come montatore e poi come regista. Produce corti sperimentali come “Train”(1966), che raffigura l’arrivo dell’ultimo treno a vapore nella Waterloo Station commentato da musica elettronica. Negli anni Settanta, ormai padrone del mezzo artistico, realizza film sperimentali sempre più lunghi e ambiziosi. I suoi corti, come poi i futuri film, affrontano ripetutamente il contrasto fra corpo nudo e forma astratta, natura e architettura, piacere sessuale e morte violenta. Fin dai primi tentativi sperimentali Greenaway dedica una particolare attenzione alle colonne sonore dei suoi film, collaborando spesso con l’amico e grande compositore Michael Nyman. Nel 1982 esordisce col suo primo film narrativo, “I misteri del giardino di Compton House”. Ambientato in un Settecento a metà fra Fellini e Kubrick, la pellicola, ispirandosi anche a “Blow Up” di Antonioni, racconta di un disegnatore di paesaggi che finisce per scoprire un delitto tramite gli indizi nascosti nei suoi disegni. Il film diventa subito un cult movie e Greenaway comincia ad avere seguaci in tutta Europa. Gli anni ’90 si aprono per Greenaway con lo spettacolare “L’ultima tempesta” (1991), un barocco adattamento cinematografico della “Tempesta” di Shakespeare. Dopo il 2000, Greenaway si avvicina sempre più a forme visuali alternative come le installazioni site specific, la scenografia per l’opera o la fotografia. I suoi film diventano degli ibridi fra cinema, documentario e video arte, provocando polemiche a non finire, ma rimanendo visualmente impressionanti. Peter Greenaway, noto per la sua ricerca intesa a coniugare la storia dell’arte con il linguaggio cinematografico, dopo la Ronda di Notte di Rembrandt e l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci, si cimenta con le Nozze di Cana di Paolo Veronese e il Cenacolo Palladiano dell’Isola di San Giorgio Maggiore. Questa iniziativa, è parte di un progetto più articolato che prevede la realizzazione di un film omonimo (Le Nozze di Cana) da presentare in anteprima mondiale alla Mostra del Cinema di Venezia. Il facsimile delle Nozze di Cana offre a Peter Greenaway la possibilità di una nuova e originale lettura, attraverso un sofisticato gioco di immagini, luci, musiche, voci e suoni, che sembreranno scaturire direttamente dal dipinto e dalle pareti del Cenacolo. La performance – un vero e proprio spettacolo multimediale della durata complessiva di circa 50 minuti – fa rivivere allo spettatore l’episodio del banchetto nuziale di Cana, il primo miracolo di Gesù narrato nel Vangelo di Giovanni. Greenaway mostrerà al pubblico i numerosi personaggi che compongono il dipinto, dai servitori intenti a preparare le pietanze agli invitati al banchetto, agli ospiti d’onore – Gesù Cristo e la madre Maria – che siedono al centro della composizione pittorica e architettonica, in un crescendo continuo fino al momento topico della narrazione: il miracolo della trasformazione dell’acqua in vino. Il celebre dipinto di Paolo Veronese – che era stato sezionato e trasportato a Parigi nel 1797 per essere collocato al Museo del Louvre, dove ancora oggi campeggia di fronte alla Gioconda –torna nella versione in facsimile realizzata in scala perfetta dal laboratorio Factum Arte di Adam Lowe. Le nozze di Cana di Paolo Veronese. Una visione di Peter Greenaway Date: 6 giugno – 2 agosto / 24 agosto – 13 settembre 2009
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  • 06 maggio 2022
    Oggi pomeriggio ore 17,00 sede Art/Lab viale Carducci,11
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  • 05 maggio 2022
    Jean Louis de Kerouac, meglio noto come Jack Kerouac, nasce il 12 marzo 1922 a Lowell, Massachusetts, da una famiglia franco canadese di origine bretone. A undici anni scrive il suo primo racconto ("The cop on the beat"), redige un diario e scrive articoli immaginari su argomenti che difficilmente poteva conoscere, come le corse di cavalli, i campionati di baseball e football americano e altro ancora. Tutti temi in cui la sua fantasia può spaziare in lungo in largo anche a scapito della coerenza. Naturalmente queste sue prime prove non interessano per la qualità letteraria bensì come indice della sua naturale predisposizione a scrivere e inventare storie e situazioni. Kerouac non era solo uno scrittore dedito alle letture e alla poesia, era anche un ragazzo vivace e pieno di risorse. Ai tempi del liceo si distingue per le sue grandi doti di sportivo che gli consentono di vincere una borsa di studio. Iscrittosi alla Columbia University di New York malgrado un'ottima partenza non riesce a concludere gli studi. Troppo anarchico, troppo scapestrato per stare dietro un tavolo. Jack ha voglia di assaporare il mondo e la vita, un desiderio incontenibile che lo porta a scontrarsi con le realtà più dure. Si mantiene inizialmente lavorando come muratore e apprendista metallurgico fino a quando nel 1942 decide di arruolarsi in marina. Viene presto congedato per problemi psicologici ma il mare lo affascina e decide di trascorrere qualche anno da marinaio su un cargo mercantile: come i vecchi scrittori di una volta (come Conrad, per intenderci), verrebbe da dire. Purtroppo nel 1944 finisce la sua avventura marina. Coinvolto in una vicenda a sfondo omosessuale terminata in omicidio, viene arrestato e rinchiuso in carcere per favoreggiamento. Kerouac, sempre vagabondo e randagio, tra un viaggio e l'altro frequenta William Burroughs, che gli presenta Allen Ginsberg, futuro "guru" per un'intera generazione di ribelli. Fra i due nasce una profonda amicizia, il caposaldo che terrà uniti i principali esponenti della cosiddetta "beat generation". Nel 1945 inizia a scrivere il suo primo romanzo "La città e la metropoli" (poi pubblicato nel 1950), mentre un anno dopo incontra Neal Cassady, che diventerà il suo più grande amico e il personaggio di molti suoi romanzi. Il 1947 è l'anno in cui Jack affronta la prima traversata degli Stati Uniti, in autobus e autostop: inizia la sua vita "on the road", alla ricerca di nuove sensazioni e di esperienze forti. Nel 1951 scrive su un rotolo di carta da telescrivente "Sulla strada" ("On the road" il titolo originale), il romanzo capolavoro che è la summa e il modello massimo di un certo stile di vita e di un certo modo di concepire l'esistenza. Il percorso di questo romanzo sarà però accidentato, un po' come quello del suo autore, visti i rifiuti incontrati dagli editori, timorosi di pubblicare un libro troppo sperimentale. A successo ancora lontano Kerouac continua comunque a scrivere ininterrottamente alternando la sua attività con lunghe pause. Nel 1956 (l'anno in cui esplode il fenomeno del rock di Elvis Presley), grazie ad articoli pubblicati sulle maggiori testate, l'America si accorge dell'esistenza della beat generation. Dall'anno successivo, quando finalmente "On the road" viene dato alle stampe, il romanzo diventerà quel bestseller che conosciamo, un vero e proprio "livre de chevet" per ragazzi di tutto il mondo. Jack Kerouac è considerato uno dei più importanti scrittori americani e padre fondatore della Beat Generation. Grazie alle sue idee di libertà, alla sua costante ricerca di realizzazione personale attraverso nuove strade senza mai piegarsi alle convenzioni sociali e grazie al suo stile immediato e concitato totalmente nuovo nel panorama letterario americano, Kerouac divenne, infatti, fonte d’ispirazione di un’intera generazione. La Beat Generation fu un movimento culturale americano costituito da vari autori – come Allen Ginsberg, William S. Burroughs, Gregory Corso, Lawrence Ferlinghetti, Gary Snyder, Michael McClure, Charles Olson e ovviamente Jack Kerouac – che influenzò profondamente la società del tempo, portando alla luce il disagio che stavano vivendo le nuove generazioni e il contrasto tra ciò che la propaganda del governo vendeva come sogno americano e la realtà del dopoguerra. Allen Ginsberg nasce il 3 giugno 1926 a Newark nel New Jersey, oggi ormai a tutti gli effetti un sobborgo di New York. La sua infanzia è privilegiata essendo il primogenito di una ricca coppia della borghesia ebraica. Il padre è un affermato docente di letteratura mentre la madre, di origine russa, è un'impegnata attivista filocomunista, usa a portare il figlio con sé alle riunioni di partito. Questo tipo di vissuto segna Allen non poco e anzi gli offre una prospettiva politica attraverso la quale guarderà il mondo. Dal punto di vista delle inclinazioni, il piccolo Allen mostra di interessarsi alla sorte degli operai e della classe sfruttata di tutto il mondo, per aiutare la quale sogna di diventare avvocato. Studia, si impegna e finalmente nel 1943 ottiene una borsa di studio alla Columbia University. Qui studiano personaggi allora sconosciuti ma che incideranno profondamente sul tessuto artistico americano. Il gruppo a cui si unisce comprende nomi come Jack Kerouac, Neal Cassady, Lucien Carr e William Burroughs (in verità di una decina di anni più grande e che non frequentava). Ginsberg aveva già scoperto la poesia al liceo, attraverso soprattutto la lettura di Walt Whitman, ma l'incontro con delle personalità così forti, pazze e curiose lo introduce anche a letture alternative, oltre a instillargli il desiderio di espandere le sue percezioni e così la sua creatività. In tale contesto ben presto si sviluppa da parte dei giovani intellettuali una forte attrazione per le droghe che per molti di essi diventano una vera a e propria ossessione. Intanto il risultato di tutti quegli eccessi era che molti non riescono a finire gli studi, mentre lo stesso Ginsberg viene sospeso dall'università. Comincia allora a venire a contatto con la variegata umanità che frequentava Times Square a New York, composta spesso da derelitti e ladri (la maggior parte amici di Burroughs). Ginsberg ha già scritto moltissime poesie, mai pubblicate. La svolta decisiva si ha quando legge il suo poema "Howl" ("L'urlo", a tutt'oggi il suo più famoso), nell'allora leggendaria "Six Gallery poetry reading". La fama arriva rapida e travolgente. I suoi versi cominciano a circolare e nel 1956 la casa editrice di Lawrence Ferlinghetti, la "City Lights Books", pubblica "Howl and Other Poems", causa di processi e bollato di oscenità per la sua esplicita presa di posizione a favore dell'omosessualità. Nessun processo e nessuna denuncia avrebbero però impedito a "Howl" di diventare uno dei poemi più celebri della letteratura contemporanea. Ginsberg muore il 5 aprile 1997 nell'East Village di New York City a causa di un attacco di cuore e del cancro che da tempo lo affliggeva.
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  • 04 maggio 2022
    sede Art/Lab , Viale Carducci 11, Centro cinema Eliseo!!
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  • 03 maggio 2022
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  • 03 maggio 2022
    Officina dell'Arte di Angelo Fusconi, domenica 8 maggio ore 10,30!!
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  • 03 maggio 2022
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  • 03 maggio 2022
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  • 28 aprile 2022
    Giuseppe Penone nasce a Garessio, in provincia di Cuneo, il 3 aprile 1947. Studia all’Accademia di Belle Arti di Torino dove sviluppa un profondo interesse nell’esplorazione della materia in relazione al tempo. È un artista italiano attivo dalla fine degli anni ’60. Tra i protagonisti del movimento dell’Arte Povera, le sue opere indagano il rapporto di scambio di energie tra l’uomo e la natura, al ritmo del ciclo della vita. L’interazione tra uomo e natura è centrale in una serie di lavori in cui Penone interviene nel processo di crescita degli alberi, che saranno protagonisti di tutta la sua ricerca successiva: inserendo dita in acciaio o cunei metallici nel tronco, Penone attende che sia l’albero a completare l’opera. Se dagli alberi Penone toglie la corteccia ed estrae l’immagine di un albero più giovane conservata all’interno col respiro è la scultura che viene introdotta dall’esterno nei nostri corpi. Nel 2007 Giuseppe Penone è chiamato a rappresentare l’Italia alla 52esima Esposizione Internazionale d’Arte Biennale di Venezia, e nel 2014 è insignito del Premium Imperiale, consegnato annualmente dalla Japan Art Association e considerato il più importante riconoscimento internazionale. Fin dai suoi lavori d’esordio si occupa degli aspetti concreti – visivi, tattili e olfattivi – di materiali diversi – piombo, ferro, cera, pece, legno, gesso e iuta – che, sottoposti a sollecitazioni, esprimono ciascuno le proprie qualità fisiche. Nel ciclo di sculture intitolate Idee di pietra, la più recente delle quali è presentata nell’ottobre 2011 a Kassel come anticipazione di Documenta 13, il dialogo tra spazio mentale e spazio fisico, tra pensiero e materia, già esplicito in altre opere di Penone e di fatto presente in tutto il suo lavoro, si declina in una nuova forma, nella quale, nelle parole dell’artista: l’idea che appare all’improvviso o dopo una lunga riflessione nello spazio senza forza di gravità della mente […] è una pietra di fiume che appare tra i rami di un albero. Giuseppe Penone ha incentrato il proprio fare e la propria poetica sullo scambio identificativo con la natura, intesa e usata non tanto come simbolo quanto come materiale vivo, concreto, da toccare, plasmare, lavorare, di-segnare, riportare alle origini e allo stesso tempo, di entrare tramite la scultura nell’enigmatica organizzazione del mondo. Tale penetrazione dell’enigma è una forma di conoscenza particolare, che passa solo in parte attraverso l’intelletto e molto attraverso i sensi. L’albero per Penone è un compromesso tra il vegetale e l’animale, dove però c'è anche la persistenza, possiede un respiro molto differente da quello umano e ha una durata nel tempo assai lunga; l’albero registra i suoi gesti, la sua struttura, la sua immagine è il suo vissuto, perché cresce ad anelli concentrici e conserva nella sua costituzione la memoria del suo vissuto. Tutto questo è raccolto nelle opere di Giuseppe Penone. Apparentemente assente, l'uomo è invece il protagonista assoluto delle opere di Penone, perchè le forme solide, durevoli, vive, pietre ed alberi nello spazio parlano, attraverso la loro presenza, di materia e di tempo, della rigenereazione che passa attraverso la loro potente simbologia parlano di saggezza ed equilibrio. Penone negli anni 70 fu noto per un'opera fotografica in cui i suoi occhi erano specchi che riflettevano ciò che vedevano; in questo la coerenza della ricerca dell'artista è costante. Gli alberi e le pietre riflettono nell'uomo. Penone ci lascia un segnale, ci dice che chi ha imparato ad ascoltare gli alberi non brama più ad essere albero. Vuole essere quello che è. Dana Schutz (nata nel 1976 a Livonia, Michigan) è un'artista americana che vive e lavora a Brooklyn, New York . È nota per i suoi dipinti gestuali e figurativi che spesso prendono come punto di partenza soggetti o situazioni narrative specifiche. Dana Schutz modella scenari fantastici e bizzarri con audaci colpi di pennello. Mondi paralleli, creature grottesche e sequenze d'azione poco plausibili diventano veicoli di colore ed espressione.La sua arte è stata inclusa in importanti mostre collettive tra cui Greater New York al PS1 Contemporary Art Center, The Triumph of Painting alla Saatchi Gallery e After Nature al New Museum. Le è stato anche conferito il Roy R. Neuberger Exhibition Prize. Schutz è cresciuta a Livonia , Michigan, un sobborgo di Detroit . Sua madre era un'insegnante d'arte in una scuola media e una pittrice dilettante, suo padre un consigliere di scuola superiore. Figlia unica, Schutz si è diplomata nel 1995 alla Adlai E. Stevenson High School. Nel 2002, Schutz ha ricevuto il suo MFA presso la Columbia University di New York City. È sposata con l'artista Ryan Johnson, che ha incontrato durante un'intervista per l'ingresso nel programma MFA della Columbia. Hanno un figlio e possiedono un edificio a Sunset Park, Brooklyn . È nota per le tele formalmente creative che combinano figurazione e astrazione per costruire narrazioni visive complesse che impegnano la capacità della pittura di rappresentare l'esperienza soggettiva. Il lavoro dell'artista è stato oggetto di ulteriori mostre personali presso istituzioni di tutto il mondo, tra cui il Museum of Contemporary Art, Denver (2012); Centro di arte contemporanea di Atlanta, Georgia (2011); Douglas Hyde Gallery, Dublino (2010); e Museo d'arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Italia (2010). Nel 2006, il Rose Art Museum, Brandeis University, Waltham, Massachusetts ha presentato Dana Schutz: Paintings 2002–2005che, nello stesso anno, si recò al Museum of Contemporary Art, Cleveland, Ohio. La prima presentazione museale personale dell'artista si è tenuta nel 2004 al Nerman Museum of Contemporary Art, Johnson Community College, Overland Park, Kansas. Un'importante monografia è stata pubblicata da Rizzoli nel 2010 che esamina le opere dipinte di Schutz e include un saggio dello storico e critico dell'arte Barry Schwabsky.Il lavoro di Schutz è conservato in numerose collezioni pubbliche, tra cui la Art Gallery of New South Wales, Sydney; Il Cleveland Museum of Art, Ohio; Museo del martello, Los Angeles; Istituto di Arte Contemporanea, Boston; Il Metropolitan Museum of Art, New York; Museo d'arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto, Italia; Museo delle Belle Arti, Boston; Museo Rubell, Miami; Museo d'Arte Moderna di San Francisco; Museo Solomon R. Guggenheim, New York; Ulrich Museum of Art, Wichita State University, Kansas; e il Whitney Museum of American Art, New York.
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  • 21 aprile 2022
    Jerome David Salinger nasce a New York nel 1919 da padre ebreo e madre cristiana. Frequenta la Valley Forge Military Academy, In seguito studia alla New York University e alla Columbia University. Si dedica molto presto alla scrittura, infatti, mentre è a New York, incontra l’editore di una rivista chiamata “Story”, il Professor Whit Burnett, che lo incoraggia a scrivere e che pubblica molte delle sue storie sulla sua rivista. Quando scoppia la seconda guerra mondiale, Salinger interrompe la carriera di scrittore e si arruola nell’esercito americano, partecipa anche al D-Day, lo sbarco in Normandia il 6 giugno 1944. Conosce la sedicenne Oona O'Neill. Suo padre è il drammaturgo Eugene e ha vinto il premio Nobel per la letteratura. Si incontrano a Manhattan, vanno a teatro, passeggiano a Central Park. Leila Hadley Luce, in Salinger, la bella biografia scritta da David Shields e Shane Salerno edita da Isbn, li ricorda così: «Erano fantastici. Lui era un uomo di bell'aspetto, fascino ombroso, postura perfetta, corporatura atletica ma affusolata. Lei era una bellezza classica, raggiante, dotata di una grazia straordinaria». Salinger e Oona incominciano a fare coppia fissa. Si incontrano a Manhattan, vanno a teatro, passeggiano a Central Park. Salinger, capisce di essere innamorato perso di Oona. Vorrebbe sposarla, le invia montagne di lettere lunghe anche quattordici pagine. Oona le presta a una amica, in modo che possa copiare le frasi più belle e riciclarle nella propria corrispondenza. Verso la fine dell'anno, Oona si trasferisce a Hollywood per tentare, con scarsa convinzione, la carriera d'attrice. Il primo incontro è quello decisivo. Charlie Chaplin infatti ha un ruolo adatto per una ragazzina e l'agente di Oona fa in modo che i due si conoscano. Colpo di fulmine, nonostante il regista abbia passato da un pezzo la cinquantina. Oona smette di rispondere alle lettere di Salinger. Lo scrittore non capisce. Fino a quando, nel giugno del 1943, sulle prime pagine di tutto il mondo compare una notizia: Charlie Chaplin ha sposato una diciottenne, Oona O'Neill. Forse era destino, perché Orson Welles, vittima del fascino di Oona ancora prima di Salinger, aveva predetto, leggendole le carte: «Sposerai un tipo davvero importante. Come Charlie Chaplin». Il matrimonio fa scalpore per la differenza d'età ma sarà comunque un successo. È amore vero. Dopo la guerra, nel 1946 Salinger riprende la carriera di scrittore e pubblica i suoi racconti su diverse riviste. Con il successo e le critiche a Il giovane Holden, Salinger decide di ritirarsi a vita privata. Contemporaneamente ai racconti, Salinger scrisse il suo capolavoro The Catcher in the Rye, pubblicato nel 1951, che fu un enorme successo, anche se fu duramente attaccato dalla critica per il linguaggio a volte troppo volgare e per le sue idee immorali. Il successo del libro fu tale che Salinger, di carattere schivo e riservato, si ritirò dalla vita pubblica sulle colline di Cornish, nel New Hampshire, rifiutandosi di rilasciare interviste o di avere qualsiasi contatto con la gente. Dopo Il giovane Holden, Salinger pubblica poco: scrive solo per se stesso. Negli anni ’50 e ’60 pubblica diverse raccolte di racconti tra cui Nine Stories (Nove Storie, 1953), Franny and Zooey (1961) e Seymour (1963). L’ultimo racconto di Salinger, Hapworth 16, 1924, viene pubblicato nel 1965 su The New Yorker, dove prima sono stati pubblicati anche altri suoi scritti. Negli anni successivi fino alla morte, avvenuta nel 2010 all’età di novantuno anni, Salinger non pubblica più nulla, evita ogni tipo di pubblicità, ma non smette mai di scrivere. In una rara intervista del 1974 dichiara che pubblicare i suoi scritti era per lui un’invasione della privacy, amava scrivere solo per se stesso e il suo piacere personale. Il giovane Holden (The Catcher in the Rye) Holden, è l’eterno adolescente contro il mondo degli adulti, una delle parole preferite da Holden Caulfield è phony (falso) che lui usa per indicare coloro che considera ipocriti. Holden ha difficoltà a crescere perché teme che crescendo diventerà il tipo di persona che più detesta. Considera il mondo degli adulti phony e gli unici momenti in cui si sente veramente felice sono quelli che trascorre con la sorella minore Phoebe e con i bambini in generale perché sono innocenti e puri. Holden dice a sua sorella che vorrebbe essere un catcher in the rye, per salvare i bambini che giocano in un campo di segale prima che questi cadano dal precipizio, e questo precipizio, metaforicamente, potrebbe rappresentare la soglia dell’età adulta. Holden si rende anche conto che la crescita è inevitabile, non potrà proteggere i bambini e preservare la loro innocenza, ciò per lui è una fonte di frustrazione che lo porterà all’esaurimento nervoso e al ricovero in ospedale. Holden è come un contemporaneo Peter Pan, ma la sua storia non è una favola e non ha un lieto fine. Con "Il giovane Holden" Salinger ha sconvolto il corso della letteratura contemporanea influenzando l'immaginario collettivo e stilistico del Novecento: Jerome D. Salinger è un autore imprescindibile per la comprensione del nostro tempo. Il giovane Holden è innovativo per l'uso del gergo giovanile. Dall'inizio alla fine del romanzo infatti Salinger utilizza sapientemente un linguaggio nuovo L'originalità di questo suo linguaggio è sbalorditiva, se si pensa che è stato scritto negli anni '50. Un'altra caratteristica saliente del libro è la sincerità allarmante del protagonista nei confronti di se stesso e degli altri. A seguito di questo strepitoso successo dal 1953, inspiegabilmente, lo scrittore si nasconde alla stampa, ai flash e alle telecamere nel suo rifugio di Cornish, nel New Hampshire. Il suo convinto anonimato si può forse giustificare alla luce del profondo interesse per il misticismo di matrice induista di cui Salinger è profondo conoscitore (iniziò a studiarlo proprio negli anni della sua giovinezza). Ritiratosi a vita privata, sfuggendo il più possibile alla visibilità pubblica J.D. Salinger muore il 28 gennaio 2010.
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  • 15 aprile 2022
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  • 15 aprile 2022
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  • 15 aprile 2022
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  • 15 aprile 2022
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  • 15 aprile 2022
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  • 14 aprile 2022
    Cartolina-ricordo dell'evento!!
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  • 14 aprile 2022
    Ritorna con due incontri aperti al pubblico Alide Tassinari, psicoanalista e psicoterapeuta cesenate, molto conosiuta ed apprezzata! SEde ART/LAB v.le Carducci,11 (Centro cineme Eliseo)
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  • 14 aprile 2022
    Tullio Pericoli nasce a Colli del Tronto (Ascoli Piceno) nel 1936. Fin da piccolo inizia a pubblicare i primi lavoretti sul giornale del Liceo classico Francesco Stabile. Seguendo il volere del padre, Pericoli si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza di Urbino, ma, a pochi mesi dalla laurea, molla tutto per trasferirsi a Milano e seguire la propria vocazione.Dal 1961 vive a Milano dove lavora come pittore e disegnatore. Negli anni sessanta inizia a collaborare con “Il Giorno” e negli anni settanta con “Linus", il "Corriere della Sera" e "L'Espresso". Contemporaneamente coltiva una ricerca pittorica sul paesaggio, esponendo le sue opere in sedi pubbliche e in gallerie private disegnando illustrazioni per i racconti di Calvino, Primo Levi, Gadda, Soldati. La sua attività di disegnatore si espanderà anche all’estero iniziando a collaborare anche con importanti giornali stranieri. Nel 1984 approda a “La Repubblica” con la quale collabora tutt’oggi. Nel 1985 espone i disegni, realizzati per l'Olivetti e pubblicati nel volume Robinson Crusoe, presso il Padiglione di Arte Contemporanea di Milano e, in seguito, alla Galleria d’Arte Moderna di Bologna, al Museo Villa Croce di Genova. Nel 1988 pubblica presso la casa editrice Prestel di Monaco il volume Woody, Freud e gli altri, che esce anche in edizione francese, spagnola e americana. Livio Garzanti gli affida l’incarico di realizzare, in un salone della sua casa editrice, una grande pittura murale che viene completata nel 1987. Attraverso il disegno è il titolo della grande esposizione nel 1991 a Palazzo Reale a Milano. Nel 1993 riceve il Premio Gulbransson dall'Olaf Gulbransson Museum di Tegernsee. Nel 1995 disegna scene e costumi per l'opera L'elisir d'amore di Donizetti che va in scena all’Opernhaus di Zurigo e, nel 1998, in un nuovo allestimento alla Scala di Milano. Nel 2002 disegna scene e costumi per Il turco in Italia di Gioacchino Rossini, ancora per l’Opernhaus di Zurigo. Nel 2001 mette in scena Le sedie di Ionesco per il Teatro Studio di Milano, curandone la regia, le scene e i costumi. Parallelamente, oltre alla consolidata collaborazione con testate italiane e straniere e alla produzione ritrattistica, approfondisce la ricerca strettamente pittorica, rivolgendosi soprattutto al tema del paesaggio, vero fondamento della sua attività creativa degli ultimi dieci anni: Terre (Rizzoli 2000), Nature (Bandecchi &Vivaldi 2002), Viaggio nel paesaggio (Nuages 2004), Parti senza un tutto (Lubrina 2006), Paesaggi (Rizzoli 2007), Sedendo e mirando (Skira 2009) sono titoli di volumi usciti in occasione di altrettante mostre dedicate al paesaggio. Nel 2002 espone alla Casa del Mantegna di Mantova e nel 2003 presso lo Spazio Oberdan di Milano. Questa sottile convergenza di differenti generi diventa protagonista nella recente mostra Lineamenti, volto e paesaggio (Museo dell’Ara Pacis, Roma 2010). E nell’autunno 2010 è ancora dedicata al paesaggio la mostra L’infinito paesaggio, organizzata dal FAI nella cornice di Villa Necchi Campiglio a Milano. I paesaggi di Pericoli sono, ormai, un inconfondibile classico. Colli, filari, calanchi, alberi, arature, profili di campi che lui traduce in una grafia densa e sottile, stilizzata eppure "viva", come se asciugare il segno servisse a indovinare la forma profonda delle cose. Lo sguardo cerca di capire, la mano azzarda la soluzione... "Dipingere un paesaggio è una cosa che si fa con tutto il corpo. C'è, intanto, il radicamento dei piedi nei luoghi dove li appoggi. C'è la reinvenzione di quello che vedi attraverso mano, braccio, spalla, testa e occhi. Impossibile dipingere se si perde il rapporto tra l'oggetto prodotto e il corpo che lo produce. Giorgio Bocca lo diceva anche della scrittura: le parole vengono fuori dai muscoli. Ma è una fatica che si sta perdendo. Rischiamo di usare gli occhi come il traduttore automatico sul web, che traduce tutto in maniera povera e ridicola perché non interpreta, non ragiona, usa solamente quello che è già stato detto prima. Lo stesso vale per il segno, se traduciamo in immagini già viste non c'è più la pittura, perché l'occhio del pittore deve imparare a vedere, non può accontentarsi del già visto. Difatti una mostra sul paesaggio, oggi, è un anacronismo, non è allineata con niente e con nessuno...". Domenico, o meglio Mimmo Jodice, è uno dei più grandi fotografi del nostro tempo che hanno reso celebre la storia della fotografia del nostro paese. La fotografia per Mimmo Jodice è intesa come una ricerca continua di ciò che è innovativo e contemporaneo, in grado di suscitare sensazioni profonde nell’animo dell’uomo. Nei suoi innumerevoli scatti si evince la ricerca di immagini in grado di trasmettere un profondo conflitto interiore, composto da inquietudine e sofferenza, lasciando lontano il ricordo della quiete e della bellezza come un segno tangibile nel pensiero di colui che ha modo di osservare le sue immagini. Vive a Napoli dove è nato nel 1934. Fotografo di avanguardia fin dagli anni sessanta, attento alle sperimentazioni ed alle possibilità espressive del linguaggio fotografico, è stato protagonista instancabile nel dibattito culturale che ha portato alla crescita e successivamente all’affermazione e al riconoscimento della fotografia italiana anche in campo internazionale. Dietro la spinta di interessi per l’arte, il teatro, la musica negli anni Cinquanta da autodidatta si dedica al disegno e alla pittura. Agli inizi degli anni sessanta scopre la fotografia. Inizia allora una serie di sperimentazioni sui materiali e sui codici della fotografia, usando il mezzo non come strumento descrittivo, ma creativo. Durante questi anni Jodice vive a stretto contatto con i più importanti artisti delle neo avanguardie che frequentano Napoli in quegli anni: Wahrol, Beuys, De Dominicis, Paolini, Kosuth, Lewitt, Kounnellis, Nitsch e molti altri. Jodice è particolarmente sensibile alle nuove idee e si dedica sempre più alla fotografia creativa realizzando lavori di ricerca concettuale. Negli stessi anni Jodice si impegna in un intenso lavoro di indagine socio-antropologico sulla ritualità che sfocerà nella realizzazione di un libro Chi è devoto. Nel 1969 presenta alla Libreria Deperro la sua ricerca sul ritratto, intitolata Persona con la presentazione di Michele Prisco. Nel 1970 è invitato a tenere corsi sperimentali all’Accademia delle Belle Arti di Napoli, dove poi insegnerà Fotografia fino al 1994. La sua prima mostra viene presentata al Palazzo Ducale di Urbino nel 1968 e nel 1970 al Diaframma di Milano un’altra mostra dal titolo Nudi dentro Cartelle Ermetiche con un testo di Cesare Zavattini. Nel 1980 pubblica Vedute di Napoli dove Jodice avvia una nuova indagine sulla realtà, lavorando alla definizione di un nuovo spazio urbano e del paesaggio, scegliendo una visione non documentaria ma sottilmente visionaria, di lontana ascendenza metafisica, alla quale resterà sempre fedele; questa ricerca segna una definitiva svolta nel suo linguaggio. Nel 1981 partecipa alla mostra Expression of Human Condition al San Francisco Museum of Art con Diane Arbus, Larry Clark, William Klein, Lisette Model.
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Partecipa ai corsi

Chi vuol partecipare alle iniziative e al progetto culturale dell’Associazione può diventare socio iscrivendosi a partire dal mese di settembre.
La tessera annuale di socio è di 15 euro.

I CORSI di ARTE e LETTERATURA sono a pagamento (85 euro), comprendono 33 lezioni a cadenza settimanale, da ottobre a maggio, presso il CINEMA ELISEO.

AGEVOLAZIONI PER I SOCI

Con la tessera dell’associazione si ha diritto:

- Ingresso al ciclo “La grande arte al cinema: lirica, balletto, teatro” rassegna del Cinema Eliseo a un prezzo scontato di euro 6 per associato e stesso sconto per un accompagnatore.

- Sconto del 5%
• Libreria “Coop”del Centro Lungosavio
• Libreria “Mondadori” Viale Carducci, 27
• Libreria “I libri di Elena” Corte Piero della Francesca, 59
• Libreria “Epocalibri” libri usati e rari Via Fra Michelino, 38
• Libreria “Ubik” Piazza del Popolo, 25

- Possibilità di vedere i video delle lezioni seguendo le istruzioni presenti in questo sito.

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Come iscriversi

I nuovi soci e i soci degli anni precedenti si possono iscrivere per quest'anno versando la quota sociale o

- tramite bonifico a Iban Associazione (indicando nella causale: nome e cognome, quota associativa)
IT 39 H 07070 23900 000000847497

o versando direttamente ai nostri incaricati
- prima o dopo le lezioni
- prima della assemblea dei Soci
- telefonando al 340 4042770 o al 369 6850290

Solo i nuovi soci devono compilare la scheda di iscrizione (qui sotto).

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